Loop

E come ogni mattina si alzò dal letto cadendo col piede sbagliato
si vestì male,
e come ogni giorno prese a camminare peggio.
Si avviò per il viale
tra alberi e panchine, cartacce e latrine.
La panchina quella volta era occupata da un tizio, uno di quelli che passa la sua vita a scrostare le croste incrostate dal culo dei migliori per poi sollevare il capo quando l’amico lucidato per bene e con la riga di lato sembra ascoltare le sue stronzate inutili.
<Ma che diamine> pensò <sollevi il capo per cosa poi, se quando nutri quel barlume di amor proprio l’hai già sfinito>.
Un’altra panchina con due vecchie che parlavano, ad una si strozzò in gola il ricordo del figlio,
l’altra aveva già dimenticato.
<Cazzo!> pensò <ci sarà pure tutta la noiosa saggezza del mondo ma i ricordi vi stanno divorando l’anima, vivete di vita nuova per quel che vi resta anziché tesservi un sudario con ricordi cannibali>.
Un’altra panchina, più avanti, era occupata da due malati che si parlavano e non si ascoltavano. Uno annuiva istericamente senza ascoltare una sola parola, attendendo impaziente che l’altro finisse di raccontargli la propria malattia per poi ricominciare a sua volta, così in un loop sordo fino alla prossima visita dal dottore vecchio.
<Bla, bla, bla e bla!>
<E reagite, moribondi> ancora pensava <o morite, anziché fare gargarismi con il sangue, che sembrate pettinarvi a vicenda la carne viva con pettini di ferro>.
Sull’altra panchina c’era il giovane cornuto che piangeva disperato perché l’amava.
E pensò <coglione, è appena passata la donna della tua vita ma le lacrime impediscono ai tuoi occhi di vederla>.
La panchina successiva era vuota, si sedette chiedendosi, a voce alta, come lo vedessero gli occhi del prossimo passante caduto col piede sbagliato, ma non importa, ci sarà una panchina libera anche per lui.

E chi fuma

No no, non sto fumando in ufficio.
Quelle sigarette sulla scrivania? Non sono mie.
No no, neppure quel posacenere.
Questa sigaretta accesa tra le mie dita? Non è mia..
Manco la mano è la mia!

Tu lego!

Sei una donna articolata,

complessa.

Sei come una scatola piena di pezzi della lego,

ci potresti costruire di tutto

ma tocca avere la pazienza di montarli,

ed io ti vorrei veramente montare.

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