i(n)spirazioni

No
nessuna candela dalla fiamma tremante che illumina le pagine e le sporgenze del viso di ambra
Nessun tramonto che sussurra quiete e calma concentrazione
Nessuna poltrona avvolgente su cui sedersi con la vestaglia di seta
Niente di tutto questo
I migliori libri li ho letti seduto sulla tazza del cesso

Loop

E come ogni mattina si alzò dal letto cadendo col piede sbagliato
si vestì male,
e come ogni giorno prese a camminare peggio.
Si avviò per il viale
tra alberi e panchine, cartacce e latrine.
La panchina quella volta era occupata da un tizio, uno di quelli che passa la sua vita a scrostare le croste incrostate dal culo dei migliori per poi sollevare il capo quando l’amico lucidato per bene e con la riga di lato sembra ascoltare le sue stronzate inutili.
<Ma che diamine> pensò <sollevi il capo per cosa poi, se quando nutri quel barlume di amor proprio l’hai già sfinito>.
Un’altra panchina, due vecchie parlavano, ad una si strozzò in gola il ricordo del figlio,
l’altra aveva già dimenticato.
<Cazzo!> pensò <ci sarà pure tutta la noiosa saggezza del mondo ma i ricordi vi stanno divorando l’anima, vivete di vita nuova per quel che vi resta anziché tesservi un sudario con ricordi cannibali>.
Un’altra panchina, più avanti, occupata da due malati che si parlavano e non si ascoltavano. Uno annuiva istericamente senza ascoltare una sola parola attendendo impaziente che l’altro finisse di raccontargli la propria malattia per poi ricominciare a sua volta, così in un loop sordo fino alla prossima visita dal dottore vecchio.
<Bla, bla, bla e bla!>
<E reagite, moribondi o morite, anziché fare gargarismi con il sangue, che sembrate pettinarvi a vicenda la carne viva con pettini di ferro>.
Sull’altra panchina c’era il giovane cornuto che piangeva disperato perché l’amava.
E pensò <coglione, è appena passata la donna della tua vita ma le lacrime accecano i tuoi occhi>.
La panchina successiva era vuota, si sedette chiedendosi a voce alta come lo vedessero gli occhi del prossimo passante caduto col piede sbagliato, ma non importa, ci sarà una panchina libera

anche per lui.

E chi fuma

No no, non sto fumando in ufficio.
Quelle sigarette sulla scrivania? Non sono mie.
No no, neppure quel posacenere.
Questa sigaretta accesa tra le mie dita? Non è mia..
Manco la mano è la mia!

Back to top