I figli dei cattivi

I figli dei cattivi.
Lo chiamano il sogno della statua che guarda la sua regina passare impavida e pallida, a passi lenti ogni giorno più vicino, dolci e fatali i brividi scivolano sulla pelle di marmo.
Una carezza smuove il mare e le mani si sgretolano per sfiorare le sue tette estinte.
Bisbiglia nella sua grotta. È passata, si riaddormenta un po mentre si chiede se c’è un limite a tutto questo.
Non lo sa, e se c’è è nel torbido, e deve ancora attraversarlo tenendo la testa sott’acqua per contare le bolle che sono filastrocche della santa fino all’ultima parola.
Due immagini identiche che si scontrano e si spaccano e diventano il suo ano di marmo.
La speranza riempie gli angoli della bocca con un sorriso ma a vivere nella cloaca dopo un po ci si sente a casa.
Si affaccia alla finestra del sonno e la realtà appare così traslucida e stanca con la sua macabra vitalità, fra le cosce un serpente che entra.
Fato potente e spaventoso.
Come un soffio può rendere differente un giorno.
Un pugnale entra tiepido e dolce nella carne.

Proteggimi

Forse è questo freddo nell’aria che gela i pensieri inchiodandoli qui, davanti alla mia faccia, come sagome d’ombra immobili più alte e più grandi di me.
Scivolo con la mano nella tua bocca, notte, e chiudo gli occhi di bambino.
Ingoiami e cullami nel tuo stomaco denso e buio per proteggermi dalle maledizioni delle figure dietro alle finestre appannate, perché il peccato adesso è negli occhi di chi guarda.

Multitasking

Non è vero che gli uomini sono incapaci di fare più cose contemporaneamente.
Io ad esempio oggi camminavo per strada, ed è una, parlavo al cellulare, e siamo a due, e mi stavano per investire, quindi ben tre cose nello stesso momento.

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